i diritti che quasi nessuno conosce (a partire dai medici di base)
Esiste uno strumento che tutela le lavoratrici in PMA. Il problema è che quasi nessuno lo conosce.
Quando si affronta un percorso di Procreazione Medicalmente Assistita, una delle preoccupazioni più concrete -e meno discusse- riguarda il lavoro.
Come gestisco i giorni di assenza? Devo utilizzare permessi e ferie? Rischio in qualche modo di perdere il posto?
La risposta, nella maggior parte dei casi, è no. Ma arrivarci richiede sapere dove guardare.
Il Messaggio INPS n. 7412 del 2005
Nel marzo del 2005, l’INPS ha emesso il Messaggio n. 7412 (spesso citato impropriamente come “circolare”, ma tecnicamente si tratta di un messaggio interno) con cui ha assimilato i periodi di assenza per PMA alla malattia ordinaria.
Questo significa che le giornate di ricovero, day hospital e riposo post-intervento prescritto dal medico (ossia una settimana dopo il pick-up e due settimane dopo il transfer) danno diritto all’indennità economica di malattia e alla tutela del posto di lavoro.
Non ferie. Non permessi non retribuiti. Malattia, a tutti gli effetti.
Cosa prevede concretamente
I punti chiave del Messaggio 7412:
Assenze coperte: ricovero ospedaliero o in day hospital, più i giorni di riposo necessari prescritti dal medico curante, come specificato sopra.
Certificazione: il medico di base deve rilasciare un certificato che riporti esplicitamente la dicitura “cure per fertilità e fecondazione assistita secondo circolare INPS 7412, 4 marzo 2005”. Senza questa dicitura specifica, il certificato potrebbe non essere riconosciuto correttamente.
Privacy garantita: il certificato trasmesso al datore di lavoro non contiene la diagnosi, ma solo la prognosi (i giorni di assenza previsti). La ragione dell’assenza rimane privata.
PMA all’estero: l’indennità è riconosciuta anche per trattamenti effettuati fuori dall’Italia, a condizione che le tecniche utilizzate siano conformi alla normativa italiana. Quindi, purtroppo, sono al solito discriminate ed escluse dai benefici le donne single e le coppie di donne.
Il problema reale: l’informazione non circola
Fin qui, tutto chiaro. Il punto critico è un altro.
Questo messaggio è accessibile principalmente attraverso i medici di base, che sono i professionisti deputati a rilasciare la certificazione corretta (e anche gli unici che possono scaricare dal sito dell’INPS la Circolare 7412, 4 marzo 2005, che non è a disposizione in modo pubblico). Il problema è che molti di loro non ne sono a conoscenza e quindi non sanno come compilare il certificato nel modo giusto, o semplicemente non certificano le assenze in questo modo, con il rischio di sanzioni, o peggio ancora negano che si abbia diritto alla mutua.
Il risultato? La lavoratrice che non conosce questo strumento finisce per usare ferie o permessi personali per coprire assenze che avrebbe diritto a non “pagare” di tasca propria.
Chi invece lo conosce, o ha chi glielo segnala, riesce a tutelare sia la propria posizione lavorativa sia la propria privacy.
Cosa puoi fare concretamente
Se stai affrontando un percorso di PMA e sei una lavoratrice dipendente:
- Chiedi esplicitamente al tuo medico di base di certificare i giorni di malattia a cui hai diritto dopo il pick-up e il transfer secondo il Messaggio INPS 7412 del 4 marzo 2005. Qualora non dovesse conoscerlo, può scaricarlo dal sito dell’INPS.
- Verifica con il tuo CAF o patronato se hai dubbi su come viene gestita la pratica nella tua situazione specifica (tipologia contrattuale, CCNL di riferimento, ecc.).
- Non dare per scontato che il tuo medico sappia già. Talvolta non è così, ma il costo di questa lacuna rischi di pagarlo tu.
La PMA è già abbastanza impegnativa di per sé. Conoscere i propri diritti non ne diminuisce la fatica, ma toglie almeno una delle variabili su cui non si ha controllo.
Se hai domande su come orientarti in questo percorso, da un punto di vista clinico, burocratico o organizzativo, sono qui.
Immagine di copertina di CoWomen su Unsplash distribuita con licenza CC0

