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Monitoraggi, ecografie, esami: come gestire le assenze quando nessuno sa del tuo percorso

Gestire gli esami della PMA

Mercoledì scorso leggevo un post su LinkedIn in cui l’autrice, Giulia Bazzoni, rifletteva su come dietro a molte assenze “sporadiche” dal lavoro ci sono condizioni croniche invisibili, quelle che incidono su energia, concentrazione e salute mentale, ma che nel mondo del lavoro si tacciono perché si premia chi resiste, non chi ammette di stare male.

Leggendola pensavo: la PMA è esattamente così.

Chi affronta un percorso di procreazione medicalmente assistita si trova spesso a dover giustificare assenze che non può -o non vuole- spiegare. Appuntamenti ravvicinati, quasi sempre al mattino, quasi sempre in giorni feriali. Una visita oggi, un esame del sangue dopodomani, un’altra ecografia tra tre giorni.

Dall’esterno sembra una serie di piccole assenze sporadiche. Dall’interno è un percorso medico intenso ed emotivamente impegnativo, che si porta avanti in silenzio.

Non tutte le PMA sono uguali

È importante fare una distinzione che spesso viene trascurata: la gestione degli appuntamenti cambia moltissimo a seconda del tipo di percorso.

Chi fa PMA con donazione di ovociti affronta in genere pochi appuntamenti nella fase preparatoria: una o due ecografie nei 20 giorni precedenti al transfer e qualche esame più diluito nel tempo.

Chi fa PMA con ovociti propri, invece, si trova in una situazione molto più intensa. Nella fase di stimolazione ovarica, nei giorni che precedono il pick-up, i monitoraggi sono a giorni alterni o addirittura quotidiani. Sempre al mattino, in base anche alla disponibilità del medico che per tante ragioni potrebbe ritardare, e quasi sempre senza un preavviso preciso, perché i tempi li detta il corpo e il protocollo. Giustificare questa serie di assenze ravvicinate senza spiegare il perché, diventa una gestione logistica ed emotiva tutt’altro che semplice.

Come funziona il permesso medico

Le assenze per visite mediche rientrano nei normali permessi per cure, previsti dalla maggior parte dei contratti collettivi e frazionabili nel loro utilizzo. Il problema è che questi permessi sono in genere limitati a sole 8 ore annue, una quantità che per chi è in PMA omologa può esaurirsi nel giro di pochi giorni di monitoraggio.

Qualsiasi struttura sanitaria -ospedale, poliambulatorio, clinica- può rilasciare un foglio di giustificazione che attesta la visita o l’esame senza specificarne la natura. Basta chiederlo esplicitamente, in genere già al momento dell’accettazione.

Vale la pena ricordare che il Messaggio INPS 7412 (di cui ho parlato nel primo numero di questa newsletter) non copre queste visite: tutela esclusivamente i giorni di ricovero e riposo post pick-up e post transfer. I monitoraggi restano quindi a carico dei permessi ordinari, con tutti i limiti che questo comporta. Dopo l’unica possibilità è usufruire dei permessi ordinari.

Il trabocchetto che nessuno ti dice

C’è però un dettaglio pratico che vale la pena conoscere.

Il foglio di giustificazione -pur non specificando la visita- sarà stampato sulla carta intestata del laboratorio/centro/clinica. E se il nome della clinica dice già tutto, perché la struttura si occupa esclusivamente di PMA, i la privacy è vanificata sul nascere.

Chi vuole mantenere la massima riservatezza farebbe bene a valutare di coprire i monitoraggi con i permessi ordinari che non richiedono giustificazioni (se non vengono effettuati in una struttura più generalista, dove la carta intestata non esplicita nulla di più di quello che si vuole raccontare), lasciando i permessi medici per gli altri esami e analisi.

Non è sempre possibile, non è sempre necessario. Ma è un’opzione che vale la pena conoscere.

Quello che non dovrebbe essere necessario dire

Gestire appuntamenti medici ravvicinati mentre si lavora, in silenzio, senza poter spiegare il contesto, è faticoso. Non solo logisticamente ma soprattutto anche emotivamente.

Come scriveva Giulia Bazzoni, manca ancora una cultura professionale capace di comprendere che fragilità e competenza non si escludono a vicenda. E manca la fiducia: quella che dovrebbe permettere a chiunque di prendersi cura della propria salute senza dover esporre la parte più intima di sé per ottenere comprensione.


Nel frattempo, conoscere i propri strumenti -anche quelli pratici e burocratici- è il modo più concreto per tutelarsi.

Se hai domande su come orientarti in questo percorso, da un punto di vista clinico, burocratico o organizzativo, io sono qui.

Immagine di copertina creata con ChatGPT