Quando raccontavo negli articoli precedenti di aver gestito i transfer in Spagna senza particolari problemi lavorativi, qualcuna probabilmente avrà pensato: “certo, lei è libera professionista, può fare quello che vuole.”
Capisco il pensiero. Ma non è esattamente così.
La libertà apparente
Essere libera professionista durante un percorso di PMA ha indubbiamente dei vantaggi reali -e li vedremo. Ma ha anche un peso specifico che chi lavora come dipendente non ha: la consapevolezza che ogni giorno non lavorato è guadagno in meno. Non ferie retribuite. Non permessi pagati. Semplicemente, meno entrate.
Questa consapevolezza, se non la si gestisce bene, diventa un’ansia in più, che è l’ultima cosa di cui si ha bisogno durante un percorso già emotivamente impegnativo.
La soluzione, almeno per me, è stata la pianificazione. Avendo un compagno con un lavoro strutturato e rigido, ho imparato presto a programmare i transfer nei periodi di “bassa pressione” lavorativa: le vacanze estive, il periodo post natalizio. Una scelta che, alla fine, si è rivelata un vantaggio anche per me: meno ansia, più serenità, nessun cliente in attesa mentre ero in sala transfer a Siviglia.
Le tutele che non esistono (e quelle che esistono ma quasi nessuna sa)
Partiamo dalla notizia meno buona: per una libera professionista che affronta la PMA, le tutele sono quasi inesistenti: niente mutua per le assenze legate al percorso, niente permessi, niente protezione lavorativa di alcun tipo. Il Messaggio INPS 7412, di ho parlato qui, non si applica a chi non è lavoratrice dipendente.
C’è però una cosa che molte non sanno: anche con la partita IVA, l’INPS eroga l’indennità di maternità. Poco, dopo molti mesi e con non pochi sbattimenti burocratici, ma la eroga. Vale la pena informarsi per tempo, senza aspettare che la gravidanza sia già in corso.
Il dettaglio fiscale che può costare caro
C’è un aspetto pratico che merita una menzione esplicita, perché è una di quelle cose che nessuno ti dice finché non è troppo tardi.
Se sei in regime forfettario, non puoi scaricare le spese mediche. Zero. Il che significa che tutte le fatture legate al percorso di PMA -visite, esami, farmaci, clinica- non ti danno alcun beneficio fiscale.
La soluzione, se hai un partner lavoratore dipendente (uomo, ricordiamo che a oggi la legge 40 si applica solo alle coppie eterosessuali, purtroppo), è fare intestare tutte le fatture possibili a lui, che potrà scaricarle nella propria dichiarazione dei redditi. Attenzione però: le spese devono essere effettivamente sostenute da lui, quindi pagate dal suo conto corrente. Se il conto è cointestato, meglio verificare con il proprio commercialista come documentarlo correttamente.
E se anche il partner è in regime forfettario? Purtroppo, in quel caso, non c’è molto da fare. Un’ulteriore ingiustizia silenziosa di un sistema fiscale che non ha ancora considerato la realtà di chi affronta la PMA senza rete.
Come ho gestito io -e cosa ha aiutato
Nel mio caso, circa il 70% del lavoro era già da casa: un’abitudine consolidata durante il Covid che si è rivelata preziosa. Gli appuntamenti medici – ecografie, esami, visite- li ho incastrati tra un impegno e l’altro senza particolari stravolgimenti. Qualche email l’ho mandata dalle sale d’attesa. Solo una volta ho ritardato a una riunione perché al centro prelievi c’era una coda imprevista.
Avere scelto un percorso di ovodonazione ha aiutato moltissimo: è molto meno imprevedibile rispetto all’omologa, con appuntamenti programmabili con anticipo e tempi più definiti. Chi affronta una stimolazione, invece, con i monitoraggi ravvicinati e i tempi dettati dalla risposta ovarica, ha una gestione molto più complessa (ma comunque gestibile).
Poi, finalmente, è arrivata una gravidanza evolutiva. E ho lavorato fino alla fine dell’ottavo mese, nonostante il SSN classificasse la mia come gravidanza a rischio data l’età. Non per eroismo, ma perché era quello che volevo e che riuscivo a fare.
I vantaggi reali – che esistono, eccome
Detto tutto questo, sarebbe disonesto non riconoscere che essere libera professionista durante la PMA ha dei vantaggi concreti e significativi.
Nessuno a cui chiedere permesso. Nessuna spiegazione da dare. Nessun collega o superiore da gestire. Nessuna occhiata strana quando si arriva in ritardo per una visita o si deve uscire prima per un appuntamento in clinica.
La flessibilità, quando c’è, vale molto. Non è gratis, lo abbiamo visto. Ma vale.
E in un percorso in cui già si gestisce così tanto in silenzio, poter almeno organizzare il proprio tempo senza dover rendere conto a nessuno è, a volte, l’unica forma di libertà che si ha davvero.
Se hai domande su come rendere il percorso più semplice e sereno, da un punto di vista clinico, burocratico o organizzativo, io sono qui.
Immagine di copertina di Aleh Tsikhanau su Unsplash distribuita con licenza CC0

