C’è una cosa che chi non ha fatto PMA probabilmente non sa.
Buona parte dei farmaci di un protocollo non si prendono comodamente a casa, la mattina prima di uscire o la sera prima di dormire. Si prendono quando il protocollo lo richiede… e il protocollo non conosce orari d’ufficio.
Io l’ho scoperto presto. Ho fatto iniezioni sottocutanee su un Italo in corsa, nel parcheggio del supermercato, in aeroporto. E una volta, persino nel bagno di un pub. Si fa. Con un po’ di organizzazione, si fa. Anzi, alla fine si è delle vere esperte e si passa persino inosservate.
Ma vediamo più nel dettaglio le tipologie di farmaci che compongono un piano terapeutico per PMA.
I farmaci in compresse: il caso più semplice
Partiamo dalla notizia buona. Molti farmaci utilizzati nei protocolli di PMA sono compresse: cardioaspirina, acido folico, integratori, spesso l’estradiolo (che in alternativa può essere in cerotti transdermici e lì è facile perché si mettono in zone coperte dagli abiti e si cambiano ogni 48 ore), eventuali farmaci per pressione o tiroide… Discrete, facili da portare, facili da assumere. Un bicchiere d’acqua e nessuno nota nulla.
Se il vostro protocollo prevede solo o principalmente farmaci in forma orale, la gestione lavorativa è molto semplice, il più è avere un promemoria sul telefono per non mancare l’orario.
Le iniezioni sottocutanee: gestibili, con un po’ di pratica
Le iniezioni per la stimolazione ovarica, il progesterone e l’eparina sono quasi sempre sottocutanee: addome o coscia, ago sottile, procedura rapida. Con un minimo di pratica diventano quasi automatiche.
Al lavoro si gestiscono bene: basta un bagno, trenta secondi e un contenitore per smaltire salviettina disinfettante, ago e siringa in modo sicuro. Chi non vuole portarsi i rifiuti sanitari in giro può smaltirli discretamente sul posto o conservarli in un piccolo contenitore rigido da svuotare a casa.
Qui la vera sfida non è tecnica, ma solo psicologica. Farlo diventare routine, senza caricarlo di ansia ogni volta (io, ad esempio, ho fatto iniezioni di eparina ogni sera per 9 mesi + 40 giorni, ma nonostante tutto ogni volta dovevo farmi quei 2-3 minuti di training autogeno con la siringa pronta in mano, prima di riuscire ad affondare l’ago).
Gli ovuli: una questione di orari
Diverso è il discorso per gli ovuli vagin@li, di progesterone o altro. L’inserimento richiede un minimo di privacy e di agio, non è esattamente qualcosa che si fa in trenta secondi in piedi davanti a un lavandino.
In genere si assumono ogni 12 ore. Quindi chi lavora dalle 9 alle 17 può organizzarsi fuori dall’orario lavorativo -mattina presto e sera- senza particolari problemi. Ma chi lavora su turni, con orari variabili o notturni, si trova davanti a una rogna in più: trovare un momento adeguato, uno spazio adeguato, una routine che non esiste perché gli orari cambiano ogni giorno.
È un dettaglio che raramente viene discusso e sembra una piccolezza, ma incide concretamente sullo stress durante il percorso.
Le iniezioni intramuscolo: il caso più difficile
C’è poi un capitolo a parte, che riguarda chi è costretta ad assumere farmaci per via intramuscolare invece che sottocutanea o vagin@le. Il caso più classico è chi non assimila il progesterone per altre vie.
Le iniezioni intramuscolari si fanno generalmente sul gluteo, per cui farle da sole richiede una flessibilità non da poco e quindi nella maggior parte dei casi serve qualcuno che aiuti: il partner, un familiare, a volte un’infermiera. Che è difficile avere a disposizione mentre si è al lavoro.
Ma c’è un altro problema ancora meno discusso: in particolare le iniezioni di progesterone contengono un liquido oleoso che, pur con tutta la bravura di chi esegue l’intramuscolo, lasciano dei bozzi duri e dolorosi nel punto di iniezione. Bozzi che fanno male, che a volte diventano importanti, e che -per chi lavora in piedi, cammina molto o peggio ancora deve stare seduta 8 ore- diventano difficili da ignorare e da gestire.
È una delle forme di fatica fisica più invisibili del percorso. E anche una di quelle che nessuno racconta.
Cosa tenere a mente
Nessun farmaco da solo è insormontabile. Ma la somma (varietà, frequenza, necessità di trovare ogni volta uno spazio, un momento, una scusa plausibile) è un carico reale che si aggiunge a tutto il resto.
Conoscerlo in anticipo non lo elimina, ma permette di organizzarsi meglio, di non essere colte di sorpresa e di affrontare il percorso con un po’ più di serenità.
E di sapere che, se un giorno vi ritrovate a fare un’iniezione di eparina nel bagno di un pub (o al tavolo del ristorante perché il bagno è improponibile), siete in ottima compagnia.
Se hai domande su come orientarti in questo percorso, da un punto di vista clinico, burocratico o organizzativo, io sono qui.
Immagine di copertina di Laurynas Me su Unsplash distribuita con licenza CC0

