Il nostro percorso di PMA lo abbiamo fatto in Spagna. Tutti e quattro i transfer.
Lo dico subito perché quello che sto per raccontare non è teoria, è esperienza diretta, con tutte le variabili che comporta. Compresi due transfer fatti durante il Covid, a fine agosto 2020 e gennaio 2021, con Ryanair che cancellava voli per millantate restrizioni governative e io pronta a saltare in macchina e percorrere 1860km tra Francia, Pirenei e mezza Spagna pur di arrivare.
Ma andiamo con ordine.
Due persone, due situazioni opposte
Io sono ed ero una libera professionista. In teoria, posso organizzare il mio tempo come voglio. In pratica -come vedremo in un prossimo numero- anche per noi la flessibilità ha i suoi costi e i suoi limiti.
Il mio compagno, invece, lavora nel settore pubblico. Ogni assenza va pianificata e richiesta con anticipo e deve rispettare la necessità di garantire sempre un certo numero di personale in forze. Non si prende un giorno all’ultimo momento, se non per emergenze dimostrabili. Non si cambia programma il giovedì sera perché il volo del venerdì è stato cancellato.
Questa combinazione ci ha insegnato una cosa fondamentale: la PMA all’estero richiede una pianificazione quasi militare. E più il contesto lavorativo è rigido, più la pianificazione deve essere precisa e anticipata.
La logistica e la tempistica cambiano a seconda del percorso
Non tutti i percorsi di PMA all’estero sono uguali. La complessità organizzativa -e quindi l’impatto sul lavoro- cambia moltissimo a seconda del tipo di trattamento.
Ovodonazione con embrioni crioconservati – il caso più gestibile. Se gli embrioni sono già stati creati grazie a un preventivo deposito del seme e crioconservati, il viaggio per il transfer può limitarsi a 2-3 giorni: partenza (rigorosamente il giorno prima del transfer, a prova di imprevisto), transfer, rientro addirittura il giorno stesso. Con i voli favorevoli, si può ottimizzare moltissimo. Noi andavamo a Siviglia -città meravigliosa e ben collegata- e avevamo la fortuna di poter giocare con le combinazioni andata/ritorno tra Caselle, Malpensa e Orio al Serio per trovare le opzioni migliori. Non sempre facile, ma fattibile.
Ovodonazione a fresco – il caso intermedio. Quando il transfer avviene con embrioni freschi, è necessario in genere essere in clinica il giorno del pick-up della donatrice, per depositare il seme per la fecondazione, e poi attendere circa cinque giorni per il transfer. Una settimana fuori, più o meno. Molte coppie la trasformano in una mini vacanza, il che non è necessariamente un male ma richiede comunque di assentarsi dal lavoro per un periodo più lungo e non sempre prevedibile con precisione.
PMA omologa all’estero – il caso più complesso. I primi monitoraggi si fanno in Italia, ma quelli successivi richiedono la presenza in clinica. La permanenza all’estero può arrivare a dieci giorni o più. Per chi ha un lavoro rigido, pianificare questo tipo di assenza -spesso all’ultimo, perché tutto dipende da come procede la stimolazione ovarica- è una sfida significativa.
La raccolta del seme: un dettaglio che spesso non si calcola
C’è un aspetto che spesso viene sottovalutato, soprattutto per chi fa ovodonazione: la raccolta del seme.
Se si vuole evitare di viaggiare entrambi per questo appuntamento -che per l’uomo può essere gestito con una trasferta rapida, anche in giornata- alcune cliniche estere collaborano con centri italiani dove è possibile fare la raccolta localmente. Il campione viene poi analizzato, crioconservato e spedito alla clinica estera.
La comodità ha però un costo: il trasporto dei gameti è costoso e il centro italiano aggiunge la sua quota. Noi pagammo 250€ in Italia contro 45€ in clinica in Spagna. Ho sentito di coppie che hanno speso anche 450€. Vale la pena calcolarlo quando si pianifica il budget complessivo.
Come abbiamo gestito le assenze
Il mio compagno ha sempre usato le ferie per i transfer. Non permessi, non certificati medici -che per il partner non sarebbero comunque ammessi- ma ferie vere e proprie, programmate con anticipo. Due dei nostri transfer sono coincisi con le ferie estive, altri due con il periodo successivo alle festività natalizie, durante le quali lui ha lavorato senza concedersi neanche un giorno oltre ai riposi previsti dai suoi turni.
È stata una scelta strategica, non una coincidenza. Quando si lavora in un contesto rigido, si impara presto a sfruttare i momenti in cui l’assenza è già prevista oppure non va a gravare sulla normale pianificazione.
Il Covid: quando l’imprevisto diventa estremo
Durante la pandemia abbiamo affrontato due dei nostri transfer con un livello di ansia che spero nessuna e nessuno debba mai rivivere. Non tanto per le restrizioni in sé -che alla fine con un po’ di pazienza erano gestibili- quanto per Ryanair, che cancellava voli adducendo restrizioni governative che non esistevano, quando in realtà era solo il volo a non essere abbastanza pieno per essere “conveniente”.
Ero davvero pronta a partire in auto, se fosse stato indispensabile. 1860km, Francia, Pirenei, mezza Spagna li avrei fatti, perché quando si è arrivate a quel punto del percorso, un volo cancellato non è un inconveniente: è una catastrofe a cui ovviare in qualsiasi modo.
Per fortuna non è stato necessario. Ma quella prontezza dice tutto su cosa significa affrontare la PMA all’estero: non basta organizzarsi bene, spesso è utile avere pronto un piano B.
Quello che si impara
La PMA all’estero è spesso una scelta obbligata, per ragioni cliniche, economiche, o perché certi trattamenti in Italia non sono accessibili a tutti. Non è mai la strada più semplice, ma è percorribile.
La chiave è la pianificazione anticipata, la flessibilità dove possibile, e -per chi ha un contesto lavorativo più rigido- la capacità di trasformare i vincoli in risorse: le ferie estive, il periodo natalizio, i ponti. Non è rinunciare a una vacanza. È scegliere dove investire il proprio tempo libero.
Se hai domande su come orientarti in questo percorso, da un punto di vista clinico, burocratico o organizzativo, io sono qui.
Immagine di copertina di Keith Chan su Unsplash distribuita con licenza CC0

